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  • Dott.ssa Fabiana Cannella

UN PICCOLO E INSIDIOSO METALLO: IL NICHEL.


Non solo patologia cutanea ma molto spesso causa di problemi intestinali.

L’allergia al Nichel è molto diffusa, secondo le ultime stime, in Europa il 20% circa della popolazione è allergica al Nichel, mentre in Italia si arriva al 32,1%, con un rapporto tra donne e uomini di 3:1. Nei bambini la prevalenza è di circa 16%.

Per prima cosa dobbiamo fare una distinzione tra Allergia oppure Sensibilizzazione.

Per ALLERGIA si intende una serie di condizioni causate dall'ipersensibilità del sistema immunitario a sostanze tipicamente innocue dell'ambiente ed è caratterizzata dalla SPECIFICITA' verso una determinata sostanza - o allergene - e dalla VELOCITA' con la quale si manifestano i sintomi - solitamente alcuni minuti -.

Per SENSIBILIZZAZIONE si intende il fenomeno che consiste nell’acquisizione, da parte dell’organismo, di un’abnorme reattività nei confronti di sostanze estranee con cui esso venga a contatto. Le reazioni con cui si manifesta l’avvenuta sensibilizzazione dell’organismo, dette reazioni da ipersensibilità, possono assumere caratteri molto variabili, per esempio eczemi, orticaria, ecc.

Il Nichel in particolare causa processi di iper sensibilizzazione

Tutti possono sensibilizzarsi, bambini, adolescenti (categoria maggiormente colpita), adulti, ma si può diventare allergici a qualunque età.

Oltre alle manifestazioni dermatologiche si possono presentare anche disturbi gastrointestinali (diarrea, stitichezza, gonfiore addominale, crampi, vomito, bruciore di stomaco).

A seconda della dose e della durata dell'esposizione, come agente immunotossico e cancerogeno, il Ni può causare una varietà di effetti sulla salute, come malattie cardiovascolari, fibrosi polmonare e cancro del tratto respiratorio.

Sebbene i meccanismi della tossicità indotta dal nichel non siano ancora chiari, un ruolo importante è dovuto allo stress ossidativo e alle disfunzioni dei mitocondri.

Secondo alcuni studiosi, l'uso di molecole antiossidanti, come L-carnitina, taurina e melatonina, molecole che stimolano e amplificano l'attività enzimatica antiossidante, può prevenire la neurotossicità e cancerogenicità indotte dal nichel.

Lo IARC (The International Agency for Research on Cancer) ha classificato i composti di nichel solubili e insolubili come Gruppo 1 (cancerogeno per l'uomo, per inalazione) e il nichel e le sue leghe come Gruppo 2B (possibilmente cancerogeno per l'uomo).

Il nichel è presente nel suolo e nell'acqua, ed è assorbito dagli organismi viventi, piante e animali.

Gli alimenti che lo contengono in maggiore quantità sono i vegetali (principalmente asparagi, broccoli, carciofi, carote, cavoli, cavolfiore, cipolla, fagiolini, funghi, lattuga, pomodoro, radicchio, spinaci), i legumi (in particolar modo lenticchie, fave, fagioli e piselli), la frutta (prugne, pere, kiwi e frutta secca), i cibi in scatola, il cioccolato, i grassi, il lievito in polvere e la farina integrale.

L’approvvigionamento quotidiano di nichel è, infatti, al 50%, assicurato da cereali e legumi seguiti da grassi, derivati del latte, frutta. I prodotti animali ne contengono, nel loro complesso, una quantità più ridotta.

La maggior parte del nichel assunto con gli alimenti non viene assorbita ma resta nel tratto gastrointestinale. La quota assorbita, comunque, è compresa fra l’1 e il 10%.

Anche l’assorbimento del nichel presente negli alimenti può essere variabile e questa variabilità è dovuta all’assunzione di vitamina C e di ferro.

Entrambi riducono l’assorbimento del nichel alimentare.

L'autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito come dose giornaliera tollerabile (DGT) 2,8 µg/kg di peso corporeo.

Anche se in misura minore rispetto alla sua presenza negli alimenti, il nichel può essere presente nell’acqua in quanto rilasciato da condutture idriche ed essere contenuto in acque sotterranee per via di un naturale rilascio da parte delle rocce e del terreno. Nelle varie regioni del mondo, il contenuto di nickel nell’acqua è molto variabile.

Per quanto riguarda l’esposizione attraverso l’alimentazione, una volta ingerito, il nichel è solo parzialmente assorbito dall'intestino (circa il 20-25%). La parte rimanente è successivamente espulsa con le feci. La percentuale che entra nel circolo sanguigno invece viene distribuita in tutto l’organismo ma principalmente nel rene da dove viene eliminato. L'ingestione di elevate quantità di nichel, o di alcuni suoi composti, causa avvelenamento con conseguenti disturbi gastrointestinali (quali vomito, nausea, mal di testa e, nei casi più gravi, emorragia gastrica).

L’effetto indesiderato più comune è la sua capacità di indurre reazioni allergiche. Il nickel è la principale causa della dermatite allergica da contatto (DAC). Esso è responsabile di un numero di casi di DAC maggiore rispetto a quelli causati da tutti gli altri metalli considerati globalmente. L’allergia al Ni è la più diffusa al mondo.

Oltre alla dermatite allergica da contatto (DAC), il nichel è associato anche alla sindrome da allergia sistemica al nichel (SNAS) con manifestazioni cutanee (cosiddetta dermatite da contatto sistemica o DSC) o extracutanee (gastrointestinali, respiratorie, neurologiche ecc.).

L’Unione Europea ha istituito un quadro giuridico che disciplina la presenza e il rilascio di Ni in tutti gli oggetti destinati al contatto diretto e prolungato con la pelle. La normativa di riferimento a livello europeo sull’uso del nichel è il Regolamento Europeo 1907/2006 – REACH, il quale stabilisce che il valore massimo di rilascio del nichel è di 0,5 µg /cm2/settimana per i prodotti a contatto prolungato con la pelle. Invece il tasso di cessione per i prodotti inseriti in parti perforate del corpo dev’essere inferiore a 0,2 µg /cm2/settimana.

Nonostante la direttiva europea sul nichel (UE Nickel Directive), l'allergia al nichel rimane un problema nei paesi dell’UE così come evidenziato da uno studio di revisione del Dipartimento di Dermatologia Allergologica dell’Università di Copenaghen che ha raccolto dati provenienti da 46 studi pubblicati su Pubmed nel periodo 2005-2016.

I risultati mostrano una prevalenza significativamente inferiore di allergia al nichel rispetto a prima dell'attuazione della direttiva UE nelle donne di età compresa tra 18 e 35 anni (11,4% contro il 19,8%) e in pazienti con dermatite di età compresa tra 18 e 30 anni (donne: 20,2% contro 36,6%) (uomini: 4,9% contro 6,6%). Nel complesso, però, la prevalenza di allergici al Ni nella popolazione generale rimane alta (8-18%), con una prevalenza più alta nell’Europa del sud rispetto a quella settentrionale.

Va ricordato che una delle principali attività di prevenzione per limitare l'esposizione al nichel, soprattutto per i soggetti allergici, è la corretta lettura delle etichette che riportano spesso la dicitura “senza nichel” o “testato per il nichel” (nickel free o nickel tested).

Per quel che riguarda l’alimentazione, per ridurre la sensibilizzazione da nichel, per un periodo si limitano i cibi che ne contengono maggiormente come cereali integrali, cioccolato e pomodori.

Bibliografia:

https://www.epa.gov/sites/production/files/2016-09/documents/nickle-compounds.pdf

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/n/nichel#effetti-sulla-salute

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https://www.corriere.it/salute/dizionario/sensibilizzazione/index.shtml

https://www.federasmaeallergie.org/sitoFA/index.php/malattie-respiratorie-ed-allergiche/allergie?id=246#:~:text=Una%20recente%20indagine%20europea%20ha,pi%C3%B9%20del%2020%25%20della%20popolazione

https://www.siaip.it/site/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7037090/

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